UN BLOG SU RASTIGNANO E DINTORNI
Logan
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Post di Logan
Per la vostra sicurezza
6 lug
Rastignano e’ un paese moderatamente piccolo e difficilmente ci sono persone che si presentano in stazione con piu’ di 5 minuti di anticipo. Chi arriva in fondo alle scale del binario 2 della stazione di Rastignano, dove e’ posizionata la biglietteria automatica, e si trova uno spettacolo come quello della foto qui a fianco, e’ costretto ad andare a comprare il biglietto nell’unico locale che li vende, ovvero la tabaccheria Amaduzzi di Rastignano.
Quest’ultima si trova a 350 metri lungo Andrea Costa, dove le auto regolarmente parcheggiano nel percorso pedonale. Per il momento ignoriamo il rischio di essere investiti dalle auto perche’ costretti in un tratto a camminare sulla strada. Se contiamo l’andata, l’acquisto del biglietto e il ritorno, passano almeno 10 minuti con la quasi certezza della perdita del treno.
Ma torniamo al distributore automatico di biglietti: ho provato ad ipotizzare cosa possa essere successo. Chiamiamo “signor Fesso” il nostro protagonista.
Il signor Fesso va sempre a fare il biglietto del treno la sera prima: non vuole avere sorprese, ne’ vuole essere messo sotto dalle auto per andare a prendere il biglietto in tabaccheria. Arriva davanti al distributore, seleziona la stazione di Bologna e inserisce l’Euro. Ohibo’, la moneta si incastra dentro alla fessura! Il signor Fesso e’ un po’ irritato. Batte un paio di colpi sulla fessura, ma non succede nulla. Preme quindi il pulsante di restituzione delle monete a fianco della fessura: niente. Lo ripreme, niente. Un altro pugno sul distributore, il Signor Fesso ha ormai perso la pazienza. Preme ripetutamente e con tanta forza il pulsante di restituzione, che quest’ultimo si deforma nella parte inferiore.

Il tunnel della stazione di Rastignano imbrattato da: un tubo interno che perde letame; uno scarabocchio privo di significato; tre volantini abusivi di nostalgici maleducati.
Turbato dalla ormai certa perdita dell’Euro, il Signor Fesso cerca altri pulsanti che possano dargli una qualche risposta: ne trova uno piu’ a destra, sotto ad un adesivo bianco che non si disturba neanche a leggere. Preme il pulsante ma il risultato non cambia. Che senso ha? Maledetta macchinetta! Folle di rabbia ma disarmato di ogni speranza, il nostro protagonista decide di tornare a casa: passa sotto al tunnel dei binari, e mentre raggiunge la nuova rotonda di via del Cappello nota sulla destra i cassonetti delle immondizie, dove la gente lascia fin troppo spesso robaccia per terra. Un lungo ferro appare nel cumulo di schifezze, e il signor Fesso decide di armare la propria speranza. “Forse posso aprire il distributore, riprendermi la moneta e richiuderlo”, pensa. Prende il ferro, torna al distributore e prova a forzarlo sulla destra. Spingi, spingi, spingi, si apre una fessura, ma la fatica e’ troppa, e il signor Fesso e’ stremato.
Insomma, non solo la perdita delle monete, ma anche quella dell’onore: per il nostro protagonista la situazione e’ pura follia, ci vuole una vendetta. Pertanto, con lo stesso attrezzo usato per cercare di scassinare il distributore, punta verso la tastiera, e assesta un colpo che la sfonda. Il signor Fesso infila la mano nel buco creatosi, cercando la sua moneta, il suo Euro. Saltano fuori cavi di connessione, nient’altro.
Al signor Fesso non restano che le imprecazioni, che lo accompagnano mentre torna definitivamente a casa.
Questa storia che, ripeto, e’ totalmente inventata sulla base della misera foto che vi ho mostrato, non nasconde due riflessioni che mi sono balzate in mente alla visione del distributore. Innanzi tutto, perche’ cercare di forzare il distributore, quando tutta la lamiera si trova all’interno di una cornice di ferro? E’ ovvio che non verra’ mai via: anche forzando un lato, gli altri tre rimangono dentro alla cornice. Secondo: ma chi ha fatto il danno, quando ha guardato il distributore, non ha proprio buttato l’occhio su quell’enorme adesivo bianco che si trovava di fronte ai suoi occhi? Quello con scritto “Per la vostra sicurezza, il locale e’ videosorvegliato”?
Forse era un utente arrabbiato, un ladro, un teppista… di sicuro so che non e’ stato molto arguto: non a caso si chiamava “signor Fesso”…
Un’autostrada in Valleverde
2 lug
Devo dei ringraziamenti al periodico L’Idea non soltanto per lo spazio che in passato mi ha offerto, ma anche per avermi dato una spinta a riprendere Rastignano.net, complice una lettera giunta nella loro redazione e che hanno pubblicato nel numero di maggio – giugno 2010.

Da sinistra a destra: parcheggio (grigio), parco (verde), edificio EdilCri (bianco), EdilPianoro (giallo chiaro e bordeaux) e preesistente (giallo).
Piccola premessa: nel ferro di cavallo formato da via Valleverde, via del Cappello e via Togliatti, EdilPianoro ed EdilCri stanno costruendo due edifici, composti rispettivamente da una cinquantina e una trentina di appartamenti ciascuno. La planimetria dell’intero progetto e’ visibile nell’immagine qui a fianco, che gia’ permette una visione di insieme che commenteramo al termine di questo documento. La lettera pubblicata da L’Idea e’ visibile cliccando qui, io ne prendero’ qualche estratto, senza snaturarne il concetto.
“Cera una volta via Valleverde, verde di alberi e di cespugli nelle case tra cui si snodava”…
Questo poetico inizio e’ fuorviante perche’ fa credere che l’intera via sia stata soggetto dei lavori, quando in realta’ sono stati coinvolti solo i primi cento metri, come una parte della lunghezza della parallela via Togliatti. L’intera via Valleverde, che e’ ancora “verde di alberi e di cespugli nelle case tra cui si snodava”, si snoda e si snodera’, e’ una via che in totale supera il chilometro di lunghezza. Inoltre nell’immagine a fianco, cosi’ come nella planimetria mostrata sopra, si nota chiaramente come l’area verra’ occupata dagli edifici per due terzi del lotto circa. Il restante terreno verra’ occupato da un parchetto, i giardini degli appartamenti al piano terra e un parcheggio lungo via del Cappello.
…”ma l’uomo vi aveva lasciato un segno di disordine per edifici abbandonati finché giunse l’amministrazione comunale per un risanamento dell’area. Sono stati tagliati gli alberi e sono state concesse licenze di costruire due brutture edilizie che rispondono agli interessi degli stessi costruttori, ma che mal si intonano con le piccole case e palazzine della via.”
Qui entra in gioco la politica, che mi trova nettamente d’accordo con il lettore, perche’ gli interessi in gioco sia del il Comune di Pianoro che dei costruttori sono molto elevati. Tuttavia e’ stato scelto il male minore, contando che poteva esserci il rischio di un’oscenita’ come il Palazzaccio che fa capolino da dietro la stazione o, ancor peggio, di rivedere edifici industriali questa volta in funzione, con chissa’ quante polemiche inquinatorie a seguire.
“Non è bastato portare in Valleverde lo smog del traffico con la costruzione dell’”autostrada” di via del Capello fino a via Buozzi senza nessun riduttore di velocità”…
Cerchero’ di essere quanto piu’ breve possibile per farvi capire l’incongruenza di questa frase con il tempo e il luogo in cui viviamo.
Innanzi tutto il collegamento con via Buozzi non e’ nuovo, ma sostituisce il precedente, che si inoltrava di 50 metri dentro a via Valleverde e portava, appunto, in via Buozzi. La nuova strada non solo assicura un collegamento piu’ sicuro e diretto con quest’ultima via, ma elimina anche il traffico tra via Valleverde e via Di Vittorio. Il lettore dovrebbe gioire per il minore smog da essa provocato e per il traffico allontanato dalle due file di case di via Di Vittorio.

Il riduttore di velocità lungo la "prima" salita di via del Cappello, per salvaguardare la striscia pedonale. Inquinante per chi sale, distruggi-auto per chi scende.
Inoltre un riduttore di velocita’ e’ completamente privo di senso: la strada e’ vietata ai pedoni e quindi senza strisce pedonali, la salita e’ molto ripida e le auto non riescono ad affrontarla ad alta velocita’, mentre nella discesa sono costrette a frenare perche’ in fondo c’e’ una rotonda. I lettore ignora che i riduttori di velocita’ servono esclusivamente per mettere in sicurezza i pedoni (e di questo ne riparleremo con un articolo su via Corelli), ma creano un enorme inquinamento. Basta vedere l’immagine qui a lato: il riduttore di velocita’ costringe le auto in salita a rallentare fin quasi a fermarsi, mettere in prima o spremere la seconda, ripartendo di forza con un non indifferente sputo di gas dai serbatoi. Uno studio della Britain’s Automobile Association riporta che a causa delle continue accelerazioni e frenate, su una strada intervallata dai rallentatori le emissioni di monossido di carbonio crescono dell’82%, mentre quelle di ossidi di azoto del 37%. Hanno sfatato poi la credenza secondo cui al diminuire dell’andatura diminuiscono proporzionalmente le emissioni: a 20 miglia orarie le emissioni sono più alte del 10% rispetto ai valori fatti registrare a 30 miglia.
“Il povero residente non sa dove andranno a parcheggiare le 80 nuove auto o come potranno circolare nelle stesse strette strade”…
Il povero residente potrebbe essere meno pigro del nostro lettore e fare una telefonata a EdilPianoro o collegarsi al loro sito web per avere una copia della piantina dell’isolato (come quella mostrata in cima all’articolo), in cui risulta chiaro il risultato finale. Oltre ai due edifici di cui sopra, ci saranno anche una sessantina di posti auto lungo via Valleverde, un’altra trentina all’interno di via del Cappello, con ingressi su Togliatti e Valleverde, e un piccolo parco che separa quest’ultimo parcheggio dagli edifici. Via Togliatti diventera’ una strada a due corsie con totale divieto di parcheggio (tranne nei due spiazzi posti alle estremita’ della via) e sara’ collegata a via Valleverde da dei camminatoi.
Il mio augurio e’ che nessuno prenda realmente sul serio quella lettera. E’ inutile girarci intorno: via Buozzi e via del Cappello saranno il fulcro del traffico che portera’ in via Corelli nei mesi a venire, ed e’ meglio che tale traffico venga dirottato su quella che il lettore chiama “autostrada” -in realta’ e’ una banale stradina a due corsie- e lasciato scorrere liberamente, invece di congestionarlo con degli inutili riduttori di velocita’. Traffico, semafori e smog possono restare lungo via Andrea Costa. Chissa’ che un giorno tutti i negozi non decidano di far respirare un’aria migliore ai propri clienti spostandosi in Piazza Piccinini… ma questa e’ un’altra storia.
Il Punto vs Mignogna
27 giu
In quanto timido ho imparato che, per evitare discussioni, ribaltamenti, correzioni e in generale situazioni di disagio, quando lancio un’accusa devo sempre mettere le mani avanti, raccontando fatti accertati, che inchiodino l’accusato senza dargli la possibilita’ di rigirare le mie parole o sfruttare miei errori e mancanze.
Questa metodologia evidentemente non vale per Il Punto, periodico del Partito Democratico di Bologna, che anonimamente, quindi a nome dell’intero giornale, si lancia in un curioso tentativo di screditare Daniela Mignogna con un attacco su due fronti: quello politico, contro il suo girovagare tra destra e sinistra con la sua lista civica (e fin qui, che litighino pure tra loro quanto vogliono), e quello sociale, per la campagna di sensibilizzazione “Se vuoi il mio posto prendi anche il mio handicap” che, a detta de Il Punto, pur avendo origini francesi e’ stata fatta propria da Daniela Mignogna e divulgata come iniziativa ideata da lei stessa.
Il Punto ha avuto la brillante idea di punzecchiare un’ape nel suo alveare, ignorando lo sciame che si sarebbe scatenato contro l’anonimo giornalista e il suo giornale. Il periodico L’Idea, nel suo angolo delle lettere, ha pubblicato ben tre pagine con le risposte dei lettori e di Daniela Mignogna stessa, che potete leggere anche online cliccando qui – a differenza de Il Punto, che non sono riuscito a trovare in rete tranne un ormai lontano numero del 2009.
Tutte le lettere, oltre alle naturali prese di posizione a favore di Daniela Mignogna, dimostrano unanimemente che la “vittima” de Il Punto non si e’ attribuita alcuna paternita’ dell’iniziativa, sostenendo lei stessa l’origine francese poi importata in Italia. Spetta a Il Punto ora l’onere di dimostrare le accuse fatte, anche se l’operazione di autolesionismo ormai ha colto nel segno.
Che dire, siate piu’ timidi.
Anteprima: Zona Valleverde
Sara’ presto pronto un lungo articolo-dossier dedicato alla nuova zona residenziale di via Valleverde e dalla mobilita’ ad essa associata, come risposta ad una lettera pubblicata sul numero di maggio-giugno 2010 del periodico L’Idea. L’articolo e’ gia’ stato scritto, mancano le revisioni finali e le immagini. Non mancate!


Un mattoncino alla volta
26 giu
Pubblicato da Logan in Link
5 commenti
Sta tornando Rastignano.net, in una veste tutta nuova, ma con lo stesso scopo che si era prefisso quando era nato ormai parecchi mesi fa: fornire un punto di incontro in cui discutere insieme delle idee, iniziative e anche problemi che caratterizzano tutta la zona tra il Quartiere Savena di Bologna e l’intero Comune di Pianoro.
Il primo progetto di Rastignano.net non nascondo che abbia avuto si’ un discreto riscontro ma che si fosse trasformato in un mero aggregatore di notizie. Senza quasi rendermene conto mi ero ritrovato tutti i giorni a cercare tra i quotidiani e i blog le notizie da mettere online su Rastignano.net, rendendo di fatto questo sito impersonale e allontanando ogni possibile volonta’ di creare una comunita’ desiderosa di mettere nero su bianco i propri pensieri.
Per questo motivo la prima versione di questo sito ha chiuso i battenti un paio di mesi fa, nonostante avesse ormai uno zoccolo duro di visitatori e nuovi curiosi ogni giorno. Quello che mi premeva, e che mi preme tutt’ora, e’ offrire un sito che non sia un quotidiano locale ma un luogo in cui discutere insieme. Speriamo che con questo nuovo blog cio’ avvenga in maniera piu’ spontanea e naturale.
Per il momento scusate se molte parti possono sembrare ancora in costruzione, ma al completamento manca veramente poco. A presto!